In Italia si stima che soffra di disfunzione erettile (DE) circa il 12.8% della popolazione maschile con un aumento significativo con l’avanzare dell’età fino a superare il 48% nei soggetti di età superiore ai 70 anni.

La prevalenza di DE in pazienti con diabete mellito (DM) è ancora maggiore variando tra il 27% e il 75% a seconda degli studi ed è strettamente correlata con la durata di malattia, il compenso glicometabolico, il grado di obesità e la presenza di complicanze micro- e macro-vascolari. Un vasto studio, condotto in Italia alla fine degli anni 90, su 9.868 soggetti diabetici, di età compresa tra 20 e 69 anni, ha mostrato una prevalenza di DE del 26% nei soggetti con diabete di tipo 1 e del 37% in quelli di tipo 2, sebbene tali differenze si riducessero sensibilmente tenendo conto del fattore età. Risultati simili sono stati riportati più recentemente in uno studio multicentrico italiano organizzato dall’Associazione Medici Diabetologi in pazienti con DM tipo 2 di recente diagnosi.

Minori sono i dati relativi alla incidenza di DE nel DM. Un ampio studio prospettico condotto nella popolazione diabetica italiana ha, inoltre, permesso di avere una stima nazionale dell’incidenza della DE: 68 nuovi casi per 1000 soggetti/anno (IC 95% 59-77), con un tasso maggiore in pazienti con DM tipo 2 vs. tipo 1.

Non solo il diabete manifesto, ma anche alterazioni precliniche del metabolismo glucidico, come un’alterata glicemia a digiuno, possano associarsi a DE. Dato ancora più sorprendente è quello relativo al fatto che il sintomo DE possa essere il primo segno di malattia diabetica misconosciuta  (fino ad oltre il 10%).

Il diabete impatta in modo significativo anche sulla fertilità maschile. Si stima, infatti, che oltre il 50% dei maschi diabetici presenti una certo grado di subfertilità o infertilità. Le cause possono essere molteplici e comprendono sia i disturbi sessuali, sopra ricordati, sia un’eiaculazione retrograda con impossibilità di spingere il bolo seminale in vagina conseguenza, di danni neurologi che favoriscono il passaggio del liquido seminale in vescica. Inoltre, l’iperglicemia cronica comporta una riduzione della funzionalità degli spermatozoi causandone una ridotta capacità di fertilizzazione.

La contemporanea presenza di un ipogonadismo secondario (riduzione dei livelli di testosterone), frequente complicanza del DM tipo 2, può rappresenta una ulteriore possibile causa sia di DE sia di infertilità maschile.

Infine, è opportuno sottolineare con il sintomo DE, specie nella popolazione diabetica, ma anche in quella generale, possa rappresentare un campanello d’allarme per eventi cardiovascolari (CV) futuri. In particolare, è stato riportato come la presenza di DE aumenti del 74% il rischio di eventi CV e del 72% quello di eventi coronarici. I dati sono risultati essere indipendenti dalla presenza di fattori di rischio CV tradizionali quali l’emoglobina glicata, l’indice di massa corporea, la durata del diabete e il rischio CV calcolato. Questi dati dimostrano come la necessità di uno screening sistematico e di una precoce identificazione del sintomo DE debba essere parte integrante della stratificazione del rischio CV del paziente diabetico.

Sebbene non esistano dati specifici sulla popolazione diabetica, recenti evidenze  epidemiologiche sembrano dimostrare come anche l’infertilità maschile possa rappresentare un fattore di rischio indipendente di mortalità e morbilità CV.

Il DM influisce in modo non differente anche sulla sessualità femminile. In particolare, i dati a disposizione riportano una prevalenza di disturbi sessuali femminili che varia tra 18% e il 71% nel DM tipo 1 e tra il 12% l’88% nel DM tipo 2. La fase di eccitazione e quella di lubrificazione vaginale sembrano essere i domini sessuali maggiormente compromessi, sebbene siano riportate anche conseguenze negative sul desiderio sessuale e sulla capacità orgasmica.  Anche in questo caso la malattia diabetica può precedere di diversi anni la comparsa del disturbo sessuale e decorrere per lungo tempo del tutto sconosciuta.

La presenza di DM riduce di circa il 50% la probabilità di concepimento naturale nel sesso femminile. Inoltre, il grado di compenso, e la presenza di complicanze associate sono fattori strettamente correlati al rischio di aborto o di eventi avversi sia materni sia fetali. La gravidanza rappresenta uno stress metabolico molto importante per la donna. La presenza di fattori di rischio quali, l’obesità, la familiarità o l’appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (asia meridionale, medio oriente e caraibi), oltre ad una età avanzata, può determinare l’insorgenza di una particolare forma di diabete definito gestazionale. Tale condizione compare in circa il 3-4 % delle donne in gravidanza e, se misconosciuto o non adeguatamente trattato, può determinare l’insorgenza di gravi complicanze materno fetali oltre a rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un DM tipo 2 dopo il concepimento.

In conclusione, i disturbi della sessualità e una difficolta di concepimento possono rappresentarne un sintomo precoce di malattia diabetica. La comparsa di tali disturbi, nel paziente con DM, specie di sesso maschile suggerisce la necessità di un’esclusione di patologie cardiache associate.  Inoltre, il trattamento di tali problematiche può rappresentare un sintomo “motivatore” per spingere i pazienti a prendersi cura della propria salute metabolica.

 

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